L’Italia in guerra. Forse morto un figlio di Gheddafi

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Consiglio dei ministri straordinario questa mattina alle 10,30 per fare il punto sulla crisi libica.

L’impegno italiano a mettere in pratica la risoluzione dell’Onu che intende proteggere la popolazione civile della Libia è diventato nelle ultime ore anche intervento militare diretto e non solo logistico con la concessione delle basi sul proprio territorio.

Se all’inizio del conflitto, a bombardare le postazioni militari di Tripoli nel quadro dell’operazione denominata «Odissea all’alba» erano stati aerei francesi, britannici e statunitensi, da ieri sera ai raid contro le truppe del colonnello Gheddafi partecipano pure aerei italiani.

 

Intorno alle 20 tre Tornado italiani sono infatti decollati dalla base di Trapani. I velivoli sono partiti a distanza di pochissimi minuti l’uno dall’altro con destinazione Libia. Un quarto Tornado si è alzato in volo alle 20,30, seguito da altri due che sono stati utilizzati per il rifornimento in volo. Tutti i Tornado sono rientrati nella base di Trapani alle 22,20 dopo aver partecipato all’operazione di bombardamento della contraerea fedele a Gheddafi a Tripoli mentre gli aerei francesi e britannici colpivano la zona della capitale dove si trova il bunker del colonnello.


L’escalation dell’impegno italiano potrebbe riaccendere le polemiche all’interno della maggioranza. La lega conferma infatti il proprio dissenso. Umberto bossi continua a ripetere che avrebbe preferito un’italia attestata su una posizione più defilata, come quella assunta dalla Germania. Il leader del Carroccio sostiene che nel Cdm che ha discusso la scorsa settimana della crisi libica si sarebbe convenuto su un impegno italiano più sfumato rispetto a quanto sta accadendo. La lega non ha inoltre apprezzato che, nel vertice internazionale di sabato a Parigi, Silvio Berlusconi si sia trovato di fronte a decisioni già assunte da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Ignazio La Russa, ministro della difesa, nella trasmissione «In mezz’ora» su Raitre, ha intanto precisato che le operazioni contro Gheddafi «hanno un unico comando, che è a Napoli e che è retto dall’ammiraglio Usa Samuel J. Locklear, che resterebbe lo stesso qualora il comando passasse dalla coalizione alla Nato».

Quanto alla non partecipazione della Lega alla riunione delle commissioni esteri di Camera e Senato che ha dato il via libera all’impegno italiano sulla linea della risoluzione dell’Onu, La Russa ha precisato «non è che non abbia rilievo» ma ha aggiunto che il Carroccio «si è limitato alla non partecipazione esprimendo delle perplessità e ha il tempo necessario per maturare un più completo convincimento senza frapporre ostacoli all’attività e al comportamento del nostro parlamento e del nostro governo».

«L’italia non è in guerra contro la Libia ma partecipa a un’operazione autorizzata dalle Nazioni Unite. e, in una situazione così drammatica, bisogna evitare di cedere alle paure, ad allarmismi e anche ad assolute fantasie che sono soltanto tese a suscitare allarmismi immotivati», ha intanto dichiarato il presidente Giorgio Napolitano, che ieri era in visita ufficiale a Milano. Il capo dello stato ha aggiunto: «In Libia abbiamo avuto una repressione forsennata e violenta rivolta contro la stessa popolazione libica da parte del governo e del suo leader Gheddafi. La carta dell’Onu prevede anche azioni delle forze armate volte anche a reprimere le violazioni della pace».

Le opposizioni, pur condividendo la linea interventista del governo, puntano l’indice sulle divisioni presenti nella maggioranza. Per Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, «sarebbe meglio che i diversi ministri stessero zitti e il governo parlasse con voce univoca e venisse nelle commissioni competenti a definire meglio il nostro profilo in questa vicenda». Pier Ferdinando Casini è polemico con il leader della Lega: «Bossi dovrebbe avere una responsabilità ben superiore alla nostra: i suoi ministri occupano posti importanti, alludo ad esempio, al ministero dell’interno». Il leader dell’Udc sottolinea: «un’opposizione responsabile non può augurarsi che il governo si spacchi su argomenti simili». Critico per la non partecipazione italiana nel nucleo di comando delle operazioni in Libia è Italo Bocchino, vicepresidente di Fli: «Se la nostra condotta fosse stata più seria, l’Italia sarebbe stata al comando della missione. Ma hanno fatto troppe cose con Gheddafi e nel modo sbagliato. Non si può passare, in tre mesi, dal baciamano ai bombardamenti».

L’analisi di Umberto De Giovannangeli
Base militare di Trapani Birgi, ore 20:04. I primi due Tornado italiani si levano in volo. Verso la Libia. L’Italia entra in guerra. Una guerra sotto egida Onu, ma pur sempre guerra. Nel giro di mezz’ora, altri due Tornado si uniscono agli aerei della «Coalizione dei volenterosi» entrati in azione a Tripoli. Gli otto aeroplani messi a disposizione dell’Italia alla coalizione impegnata nelle operazioni in Libia per l’attuazione della Risoluzione Onu sono, secondo quanto appreso da l’Unità, quattro Tornado Ecr e quattro caccia F-16. Due Tornado Ids, che non fanno parte del dispositivo, verranno però impiegati per le operazioni di rifornimento in volo. Obiettivo: Tripoli. La potenza di fuoco della Coalizione anti-Gheddafi si orienta sulla capitale libica. Una pioggia di fuoco si abbatte su Tripoli. Tripoli in fiamme Gli Stati Uniti hanno lanciato finora 124 missili tomahawk contro la Libia, comunica una fonte del Pentagono. Una buona parte su Tripoli. Un primo risultato è stato raggiunto: l’avanzata delle truppe di Gheddafi verso Bengasi, la roccaforte della «Rivoluzione del 17 febbraio» duramente bombardata l’altro ieri mattina, è stata fermata. L’intervento delle forze aeree della coalizione internazionale ha ottenuto il suo primo risultato, e gli effetti sono ancora visibili sulla strada che da Ajdabiya porta al capoluogo della Cirenaica. Nuovi raid dell’aviazione francese, dopo i primi dell’altro ieri pomeriggio, sono partiti ieri mattina molto presto, alle 5.30, e sono andati avanti per oltre due ore, a circa 35 km da Bengasi. Una colonna di carri armati e mezzi militari del regime, è stata colpita e distrutta, e le carcasse dei tank giacciono ancora in fiamme e fumanti lungo la carreggiata. Le immagini del colpo inferto ai lealisti fanno il giro delle tv: 14 tank, una ventina di mezzi corazzati, due camion con sopra dei lanciagranate e decine di jeep, distrutti e bruciati. La potenza di fuoco si sposta verso la Tripolitania. Ore 20:12: Tripoli sotto attacco. In azione entrano anche i famosi B-2 Spirit, i bombardieri «invisibili» della Aeronautica militare americana, i velivoli da guerra più temuti, costosi e potenti al mondo. Ore 21:09: una forte esplosione e poi gli spari della contraerea scuotono la notte: l’attacco è iniziato. A fermarlo non serva l’annuncio che «dalle ore 21 di questa sera (ieri, ndr) , nel rispetto della risoluzione 1973 dell’Onu, il governo ordina a tutte le unità militari di sospendere tutte le operazioni», annuncia il portavoce dell’esercito libico citato dalla Bbc. L’attacco aumenta d’intensità. La Cnn riferisce che una forte esplosione si è sentita nella zona in cui si trova il palazzo di Gheddafi da dove si è innalzata una colonna di fumo. Subito dopo è entrata in azione una «pesante risposta contraerea». Ma il Pentagono riferisce che le forze di coalizione impegnate in Libia «non daranno la caccia a Gheddafi».

21 marzo 2011



L’Italia in guerra. Forse morto un figlio di Gheddafiultima modifica: 2011-03-21T10:41:59+01:00da bislaccco
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